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Il ristorante si caratterizza per la presenza di un antica cisterna greca perfettamente visibile grazie alla pavimentazione in vetro e l’illuminazione che evidenzia, ancora oggi, i canali di afflusso dell’acqua scavati nella roccia tufacea insieme ai materiali di costruzione e rivestimento.
Nelle epoche successive, la stessa cisterna è stata utilizzata dai romani che l’hanno rivestita con il coccio pesto ed anche dai cristiani all’interno della quale ne hanno ricavato una nicchia sepolcrale, tutt’oggi evidente. Nei primi del novecento infine è stata utilizzata per un breve periodo come granaio.
Il nome di “Ibla” infine vuole essere un omaggio allo scrittore Sergio Campailla per aver dedicato il proprio romanzo “ Il Paradiso Terrestre” a Villa Athena, il quale per licenza poetica la definì “ Villa Ibla”. Oggi, il prestigio storico artistico del ristorante e dell’albergo è affidato alla maestria di Salvatore Gambuzza, pluripremiato Chef che propone piatti del territorio rivisitati in chiave moderna mentre Giovanni Grano, Maitre d’Hotel cura il servizio con il riguardo e l’attenzione di un tempo.
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